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1455/1090 – Gino Bandini – “Fraternamente”

Gino Bandini invia un saluto a Giovanni Persico “Fraternamente” da Tivoli l’11 marzo 1904

“Tivoli, 21.VI.04 Saluti fraterni ringraziamenti affettuosi. Gino Bandini”

Chi era Gino Bandini:
(dal sito dell’Archivio di Stato di Firenze)
Gino Bandini nacque a Firenze il 19 luglio 1881. Laureato in lettere e giurisprudenza, lavorò come procuratore legale e giornalista, collaborando al “Giornale d’Italia” e alla “Rivista d’Italia”. Ancora studente partecipò a Firenze ad un’associazione giovanile paramassonica, la “Corda Fratres”, della quale nel 1902 divenne “console direttore”. L’anno successivo si stabilì a Roma e cominciò a lavorare come insegnante nei ginnasi. Nel gennaio 1904 entrò a far parte della “Lira e Spada”, una loggia romana fondata nel 1898 per filiazione dalla “Goffredo Mameli”. Nel 1906 fece parte, insieme a Gino Aras e Enrico Augusto, della commissione che aveva il compito di seguire i lavori del congresso giuridico cattolico. A partire dal 1907, e fino alla fine del 1913, lavorò come revisore dei resoconti parlamentari.
Si segnalò nel 1910 pubblicando “La riforma elettorale con la rappresenanza proporzionale nelle elezioni politiche”, opera che contribuì a stimolare nel giugno 1911 una riunione del Grande Oriente d’Italia (G.O.I.) dedicata alla discussione in merito alla riforma elettorale. Riconfermato a capo del G.O.I. nel 1912 Ettore Ferrari, Gino Bandini in qualità di “grande oratore” entrava a far parte della giunta esecutiva che usciva dalle nuove elezioni. Erano gli anni in cui, di fronte ai ripetuti attacchi che arrivavano dagli ambienti cattolici più tradizionalisti, la massoneria italiana comincia a porsi il problema di far conoscere all’esterno i contenuti del proprio pensiero. All’interno della discussione che si svolse sui modi nei quali realizzare l’apertura dell’Ordine verso l’esterno, Bandini si fece promotore insieme a La Pegna del progetto di costituzione di un giornale settimanale a carattere apertamente massonico che, oltre ad occuparsi di temi culturali, politici e sociali, difendesse puntualmente l’Ordine dai frequenti attacchi che venivano sferzati dalle altre testate. Il Bandini incontrò consensi all’interno dell’Ordine e il 9 novembre del 1913 uscì il primo numero di quello che fu l’unico settimanale politico del Grande Oriente d’Italia, “L’idea democratica”, di cui Bandini, che in quegli anni ricopriva una lunga serie di incarichi politici, era direttore e proprietario. Il giornale, che rispecchiava completamente il pensiero dei vertici dell’Ordine, si occupò in quegli anni attivamente di temi come il divorzio, la questione dell’alleanza fra moderati e clericali, la superiorità della ricerca scientifica sullo spiritualismo e sull’idealismo, la questione femminile. Con lo scoppio della prima guerra mondiale “L’idea democratica” divenne uno strumento della propaganda interventista. Nel 1915 Bandini lasciò la dirigenza del giornale ad Ercole Rivalta per arruolarsi come sottotenente. Chiamato nel 1917 a dirigire il G.O.I. per la durata della guerra, Ernesto Nathan, da sempre ostile all’idea di un giornale massonico, si espresse a favore della soppressione del settimanale ottenendone l’approvazione dal governo dell’Ordine, che la attuò alla fine del febbraio del 1919.
Con la conclusione della guerra Bandini cominciò a collaborare con il “Messaggero. Edizione meridiana”, una testata fondata alla fine del 1919. Alla fine del 1920 divenne assessore al comune di Roma. Firmatario nell’aprile del 1925 del manifesto degli intelletuali fascisti, al congresso dell’Unione nazionale delle forze liberali e democratiche si espresse contro la “secessione dell’Aventino”.
Negli anni ’30 fu direttore generale e poi amministratore dell’Italcable.
La cospicua documentazione che egli raccolse negli anni sui repubblicani romani è attualmente conservata presso la Domus mazziniana di Pisa.




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